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DELITTO DI SERIATE, TIZZANI: “SONO STATO IO”

Continua in Tribunale a Bergamo il processo per l’omicidio di Gianna del Gaudio, l'ex professoressa, brutalmente uccisa la notte tra il 26 e il 27 agosto 2016 nella sua villetta di Seriate. Unico imputato il marito Antonio Tizzani, ferroviere 71enne. Sentiti nella mattinata di martedi il figlio Mario e della compagna Alessandra Manenti, mentre questo mercoledi è stata la volta dell’altro figlio, Paolo e della moglie Elena. Sotto la lente dell’accusa in particolare alcune intercettazioni telefoniche in cui Alessandra Manenti parla con la madre di un litigio tra l’ex ferroviere e il figlio Mario. Una lite durante la quale Tizzani avrebbe ammesso: «Sono stato io, mettetemi in galera, ma bisogna dimostrare i tempi». Sia per la Manenti, sia per il figlio Mario quell’ammissione del padre sarebbe però un modo per troncare la discussione da parte del 71enne esasperato dalle pressanti domande dei famigliari. I due hanno anche fornito un’interpretazione a proposito di quelle esternazioni, secondo loro con quella frase l’imputato voleva ribadire la sua estraneità all'accaduto. Secondo i due testimoni è come se Tizzani avesse voluto dire: ammesso e non concesso che fossi stato io, come avrei potuto fare tutto, compreso disfarmi della busta con il coltello trovata in un giardino a centinaia di metri dalla villetta per ritornare a casa, il tutto nella ventina di minuti che sono trascorsi tra il congedo della coppia che era stata a cena in via Madonna delle Nevi e la telefonata dello stesso Tizzani ai soccorsi. Dal canto suo Alessandra Manenti ha affermato: “Se solo avessi capito che era stato Antonio a uccidere Gianna lo avrei subito denunciato”. La pm ha ricordato al figlio che lui stesso all’epoca aveva manifestato perplessità sulla ricostruzione del padre e sulla scena del delitto che pareva creata ad arte. “Sì, la borsa era aperta e dentro c’era il portafogli - ha confermato ieri il figlio –. Mi sembrava strano che il ladro non avesse portato via nulla”. Per quanto riguarda il famoso incappucciato che l’imputato dice di aver visto chino sulla borsa di Gianna, col tempo la descrizione del misterioso assassino s’è arricchita di un paio di occhiali e barba rossiccia. Più o meno, i particolari che caratterizzano il volto del padre della moglie Erica da cui Mario s’era separato e col quale Tizzani non era certo in rapporti idilliaci.
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