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DELITTO COLLEONI, UNA MACCHIA INGUAIA IL FIGLIO

Siamo arrivati in via Sertorio alle 12.20, cinque minuti dopo la chiamata, a raccontare è il maresciallo capo Giuseppe Mineo della stazione di Dalmine, incalzato dalle domande del pm Emanuele Marchisio, durante il processo davanti alla corte d’assise per il delitto di Franco Colleoni, 68 anni, ex segretario provinciale della Lega Nord e titolare del ristorante Il Carroccio a Brembo di Dalmine, la mattina del 2 Gennaio scorso. In strada c’era una donna che si sbracciava. Era Tiziana Ferrari, ex moglie di Franco trovato a terra nel cortile del ristorante. La donna è entrata piangendo e cercando di rincuorare un ragazzo, nello specifico Francesco figlio di Franco a sua volta disperato e con coniati di vomito. Federico l’altro figlio, era impegnato in un disperato tentativo di rianimazione, era l’unico a parlare, mentre gli altri due erano sotto choc e hanno avuto bisogno dell’intervento medico”. Una traccia di sangue della vittima sulla parte posteriore della felpa che indossava quel giorno Francesco, è il particolare emerso ieri a processo e che starebbe a dimostrare, che quella traccia ematica è frutto di una colluttazione e non del tentativo dell’imputato di soccorrere il genitore, come potrebbero essere invece lette le macchie di sangue del 68enne repertate sulle maniche della felpa del giovane. Che ci sia stata una colluttazione, la mattina del 2 gennaio, nel cortile del ristorante di famiglia che si apprestava a riaprire dopo un periodo di lockdown, lo aveva ammesso anche l’imputato. Colleoni jr, difeso da Enrico Cortesi e Andrea Filipponi, spiega di aver reagito a uno schiaffo del padre, ma di non ricordarsi più nulla da lì in poi. Colleoni è morto dopo che il suo assassino gli ha ripetutamente sbattuto il capo sul cordolo di pietre aguzze del vialetto. Il maresciallo capo Mineo ha ricordato in aula che già il 28 dicembre il padre aveva chiamato i carabinieri dicendo di essere stato aggredito da Francesco. Qualche punto oscuro però in questa vicenda resta e la difesa non ha mancato di evidenziarlo. Il portafogli della vittima, ad esempio, non è mai stato trovato. Il prossimo dibattimento in aula è previsto per giovedi 28 ottobre.
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