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A ESINE LA RICERCA CONTRO IL VIRUS

Tutto il mondo è impegnato nella corsa a trovare una possibile cura per il coronavirus, soprattutto nella fase iniziale, prima che insorgano sintomi importanti e complicazioni severe. A Esine il Dipartimento di Cure primarie, diretto dal dottor Roberto Furoloni, sta sperimentando con un certo successo l'uso della colchicina nella cura di pazienti positivi al coronavirus nei primi 5-6 giorni dall'insorgenza dei sintomi. Particolarmente attivi nella ricerca sull'uso della colchicina sono il reumatologo dottor Mirko Scarsi, che ha portato a Esine l'esperienza di giovane ricercatore universitario nel settore delle malattie reumatiche, ed il collega dottor Marco Miclini. La colchicina è un alcaloide originariamente estratto dalle piante del genere Colchicum e presente anche in altre piante piante. La sua struttura chimica, ipotizzata empiricamente nel 1945 da Dewar, è stata definitivamente individuata solo nel 1955 da H. Corrodi, E. Hardegger. Si presenta sotto forma di polvere giallastra e inodore, cristallina o amorfa ed è assai solubile in cloroformio, etanolo e acqua. La colchicina, in farmacologia, è di largo uso nella pratica clinica per la cura della gotta e di varie forme infiammatorie. È anche il farmaco di prima scelta per alleviare i sintomi della “Febbre mediterranea famigliare” (FMF), malattia autoinfiammatoria facente parte della categoria "Febbri Periodiche" (FP). Dal 2007 è usata con un certo successo anche in cardiologia nel trattamento delle pericarditi e delle loro recidive. A Esine, dopo i primi successi, anche se nel 60% dei casi e comunque quantificabili nei primi giorni dell'insorgere dei sintomi, la colchicina è usata proprio nell'emergenza legata all'epidemia da coronavirus. Anche questo è un importante tassello che si unisce a quello dell'Università di Brescia e di di altri tre trial che, da diverse vie, sono stati presentati all'Istituto superiore di Sanità. In fondo, le più grandi scoperte per il bene dell'umanità, sono nate proprio da ricercatori appassionati, seri, determinati, bravi e, soprattutto, animati da un grande amore per l'umanità. Ora, i dati sui pazienti trattati a Esine sono stati inviati a Regione Lombardia, all'Assessorato al Welfare ed all'Istituto superiore di Sanità, mentre prosegue la ricerca alla quale anche l'Asst sta guardando con molta attenzione visti i risultati comunque significativi già ottenuti.
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