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SANA CHEEMA SENZA GIUSTIZIA

La prima udienza del processo a carico del padre e del fratello di Sana Cheema, la giovane con passaporto italiano e originaria del Pakistan, uccisa in Pakistan per aver rifiutato il matrimonio combinato con un anziano cugino, iniziato nella mattinata di questo martedì 30 giugno, in soli 5 minuti si è chiusa perché i due imputati sono irreperibili. Sono passati oltre due anni, da quando, il 18 aprile 2018 Sana Cheema fu uccisa nel distretto di Gujrat, in patria. Sana aveva la doppia cittadinanza italiana e pakistana, viveva a Brescia da tempo nel quartiere Fiumicello, dove era molto stimata e benvoluta: aveva solo 25 anni e rifiutava un matrimonio combinato, imposto dal padre e dal fratello. Sarebbe morta proprio per questo, secondo la procura generale, allora guidata dal procuratore Pier Luigi Maria Dell’Osso, che dopo aver avocato l’inchiesta ipotizzando il delitto di stampo politico, ha chiesto il processo per il padre della ragazza, Ghulam Mustafa Cheema, 51 anni, e il fratello Adnan, 32. Inizialmente i due, sottoposti a giudizio dalla Corte d'Assise della Regione del Gurat, dove è avvenuto l'omicidio di Sana, avevano confessato, salvo poi ritrattare e sostenere che Sana si era sentita male. Ma a Brescia, sentite le numerose testimonianze di amici e connazionali, grazie anche alla decisa campagna di informazione del quotidiano “Il Giornale di Brescia”, il caso non si era fermato e, anzi, era stata aperta un'inchiesta proprio contro il padre e il fratello per omicidio volontario. Entrambi il 18 febbraio 2019 erano stati assolti con formula dubitativa dalla Corte d’assise pakistana, ma per gli inquirenti bresciani Sana è stata strangolata con un «doupat», il turbante tradizionale, proprio per aver rifiutato le nozze combinate. Sana avrebbe dovuto tornare in Italia, dove era attesa proprio il giorno dopo la sua morte. In tribunale a Brescia l'avvocato d'ufficio dei due pakistani, Sandra Dibitonto, ha dichiarato di non averli mai visti né sentiti,. Ola l'udienza è stata aggiornata al prossimo 3 novembre: nel frattempo le autorità continueranno a cercare i due indagati.
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