Tre pietre d'inciampo a Vezza d'Oglio

A casa, di loro, è rimasta solo qualche lettera dal fronte, tanto dolore e molti ricordi. Sono fra i 37 e i 50 mila i soldati italiani morti nei campi di lavoro nazisti dopo essere stati fatti prigionieri in seguito al loro diniego ad aderire alla Repubblica di Salò e di combattere con la Germania, dopo l'8 settembre 1943. Fra loro ci sono anche molti camuni. Nel 1993 un artista tedesco Gunter Demnig, ha ideato il progetto delle Pietre d'inciampo, piccoli blocchi di ricoperti da una lamina di ottone che porta incise le generalità del deportato, data e luogo di deportazione e di morte. Vengono incorporate nelle vie delle città e dei paesi davanti all'abitazione dei deportati che non hanno fatto ritorno a casa. Anche la Valle Camonica ha aderito al progetto delle Pietre d'inciampo, il primo comune è stato Cevo, nel 2020, lo scorso anno è toccato a Cedegolo, e quest'anno a Sonico (dove la pietra in memoria di Giacomo Mottinelli sarà posata a maggio) e Vezza d'Oglio dove la cerimonia si è svolta questo lunedì. Le pietre sono state posate in memoria di Martino Ventura, Martino Attilio Zampatti e Giuseppe Ferrari. La cerimonia si è aperta con i discorsi e le testimonianze in piazza IV Luglio alla presenza delle autorità civili e militari, delle associazioni combattentistiche, dei ragazzi delle scuole del paese che insieme a Daniele Orsatti hanno ricostruito le biografie dei tre militari. Dopo la benedizione delle pietre d'inciampo, sono state raggiunte le abitazioni di via San Clemente, via San Martino e via Nazionale. Martino Ventura era nato il 22 agosto 1911. Dopo il servizio militare venne richiamato per la campagna d'Africa. Tornato a casa sposò Giacomina Bertoletti ed ebbe quattro figli: Andrea, Domenica, Caterina e Bortolo. Allo scoppio della seconda guerra mondiale venne richiamato. Combattè in Francia e in Grecia. Fu arrestato il 12 settembre 1943 a Cuneo e deportato in Germania dove contrasse la tubercolosi che gli costò la vita il 29 giugno 1945 a guerra finita. La sua salma è ancora del cimitero militare di Amburgo. Martino Attilio Zampatti era nato il 10 settembre 1914. Un anno dopo suo padre morì in battaglia sull'Isonzo. Divenne meccanico e sposò Giovanna Cortini. Ebbe due figli: Antonio e Maria Bortola. Allo scoppio della seconda guerra fu arruolato nel 72esimo reggimento fanteria della Divisione Puglia. Fu arrestato a Scutari e deportato in Germania. Il 7 febbraio 1944 morì colpito da un'infezioe polmonare. Fu probabilmente sepolto in una fossa comune. Giuseppe Ferrari era nato a Vezza d'Oglio il 23 aprile 1923. Allo scoppio del secondo conflitto mondiale, giovanissimo, fu richiamato alle armi con il grado i caporale nella divisione alpina Cuneense. In seguito all'armistizio numerosi soldati di stanza in Alto Adige furono catturati dai tedeschi. Fra loro, arrestato il 9 settembre, anche Giuseppe. Durante la prigionia fu costretto a lavorare in una cittadina ak freddo e senza cibo. Si ammalò nel gennaio 1944 e morì a soli 20 anni. Le sue spoglie tornarono in Italia.

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