La Valle ricorda il sacrificio del maestro Cappellini
Il 21 gennaio del 1945 a Lozio, mentre copriva la fuga del compagno Carlo Sandrinelli (Camara) Giacomo Cappellini, comandante del gruppo C/8 della Divisione Tito Speri delle Fiamme Verdi, venne ferito e catturato. Era originario di Cerveno dove era nato nel 1909., Rinchiuso alla Mirabella nel carcere di Brescia sopportò per due mesi sevizie e torture senza mai tradire la causa per cui si era ritirato sulle montagne della sua Valle. Venne fucilato a Brescia il 24 marzo. Mentre esalava l'ultimo respiro gridò "Viva l'Italia". A Laveno di Lozio per ricordare quei fatti è stato posto un cippo. Proprio qui sabato è stata commemorata la figura di Giacomo Cappellini. La cerimonia è stata organizzata dalle Fiamme Verdi, ANPI, ANIE, Comitato permanente per il 25 aprile ed Ecomuseo della Resistenza in Mortirolo. L'orazione ufficiale è stata affidata all'avvocato Pierlugi Milani del Circolo Ghislandi. Il maestro Cappellini, fu insignito della medaglia d'oro al valor militre alla memoria proprio perché prima della cattura, fece scudo, con il suo corpo, ad un suo partigiano. Nonostante fosse ferito non si arrese fino all'ultimo colpo. Oggi il nipote che porta il suo nome lo ricorda come un esempio da seguire.
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