Nitrati fantasma: sequestrato impianto a Chiari
In seguito ad un’indagine dei carabinieri forestali e dell’Arpa di Brescia, un impianto di Biogas di Chiari è stato posto sotto sequestro, con l’accusa di gestione illecita di rifiuti. L’indagine è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia. Secondo le accuse, l’azienda, operante nel settore della produzione di energia rinnovabile da biogas, tra il 2021 e il 2024, avrebbe mantenuto spento l’impianto di abbattimento dell’azoto, superando così il limite annuo di 170 kg di azoto per ettaro previsto dalla direttiva nitrati, a tutela delle acque sotterranee. L’azienda avrebbe quindi poi proceduto allo spandimento del digestato sui terreni agricoli di 8 comuni tra le province di Brescia e Bergamo (Chiari, Urago d’Oglio, Pontoglio, Rudiano, Castelcovati, Palazzolo sull'Oglio, Coccaglio e Calcio) o, in alcuni casi, sarebbe stato sversato direttamente nei canali irrigui. Si parla di oltre 209.000 mc di rifiuti liquidi, volume sufficiente a riempire 83 piscine olimpioniche o circa 7.000 autobotti. Cinque le persone iscritte nel registro degli indagati, ovvero gli amministratori e i gestore della società, accusate a vario titolo, di traffico di rifiuti, smaltimento illecito, falso in atto pubblico e impedimento al controllo. Il Gip del Tribunale di Brescia ha disposto il sequestro dell’intero sito produttivo ed è stato disposto il sequestro preventivo di beni per oltre 1 mln di euro. Contesta alla società anche la responsabilità amministrativa, per neutralizzare il presunto vantaggio economico ottenuto, ai danni dell'ambiente e della leale concorrenza.
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