Colpo di scena sul caso Bozzoli

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Il giudice dell’udienza preliminare, Stefano Franchioni, ha assolto l’operaio Oscar Maggi, operaio di Marcheno impiegato alla Fonderia Bozzoli quella sera del 8 ottobre 2015 quando scomparve per sempre Mario Bozzoli, contitolare dell'Azienda con il fratello Adelio. Nelle 118 pagine di motivazioni con cui ha assolto Maggi «per non aver commesso il fatto», il gup non si limita a escludere il coinvolgimento dell’operaio. Rimette in discussione l’intera sequenza dell’omicidio, a partire dalla distruzione del cadavere nel forno fusorio. La Corte d’Assise aveva ritenuto dimostrato che il corpo fosse stato adagiato sul bagno di metallo fuso, senza provocare esplosioni, come indicato dalla perizia e dall’esperimento giudiziale condotto con una carcassa suina. Quella prova, per i giudici della condanna, consentiva di risalire a modalità, tempo e luogo della distruzione del corpo, trovando un riscontro anche nella cosiddetta “fumata anomala” registrata alle 19.18 dell’8 ottobre 2015. Quella ricostruzione, per il Gup Franchioni, è invece un’ipotesi segnata da criticità tecniche e logiche tali da generare «ragionevoli dubbi».  A ciò si aggiunge  la mancata individuazione di resti, che secondo alcune valutazioni tecniche avrebbero potuto sopravvivere. Anche la “fumata anomala”, considerata dalla Corte un tassello coerente con l’introduzione del corpo nel forno, perde centralità nella motivazione dell’assoluzione. L’orario delle 19.18, osserva il gup, è frutto di una stima inevitabilmente approssimativa. E l’evento potrebbe essere spiegato con una causa alternativa: la cattiva qualità del rottame immesso nel forno, evenienza già verificatasi in passato nello stabilimento. La concomitanza con la scomparsa di Bozzoli resta suggestiva, ma non univoca. Secondo il giudice, l’aggressione a Mario Bozzoli potrebbe essere avvenuta nello spogliatoio, dove la porta dell’armadietto della vittima risultava aperta e dove fu trovata la fascia per la schiena dell’imprenditore. Il corpo, in questa ricostruzione alternativa, potrebbe essere stato poi caricato sull’auto di Giacomo Bozzoli e allontanato dalla fonderia, eventualmente con l’aiuto di complici esterni, sfruttando spazi, momentanee assenze e malfunzionamenti dell’impianto di videosorveglianza. Una tesi che nel processo principale era stata scartata, ma che per il gup appare «più logica e lineare» rispetto all’ipotesi del forno. Il ridimensionamento di quel passaggio è decisivo anche per la posizione di Maggi: se il forno non è l’unica spiegazione plausibile, viene meno il presupposto stesso della necessaria collaborazione dell’operaio. Inoltre, secondo il giudice, non è stato provato alcun movente, né un accordo criminoso con Giacomo, né contatti sospetti prima o dopo il delitto. Nei “minuti critici” Maggi sarebbe stato impegnato altrove, come suggerirebbero anche le immagini della ruspa entrata nel magazzino barre alle 19.19. Dunque: per la Corte d’Assise, il forno è il cuore dell’omicidio e la fumata ne disvela la fase terminale. Per il gup, quella resta una ricostruzione possibile, ma non esclusiva, attraversata da incertezze tali da imporre l’assoluzione. E nelle sue conclusioni, Franchioni va oltre la formula di rito: più che di insufficienza di prove, scrive, si può parlare di «ragionevole certezza dell’innocenza» di Oscar Maggi.

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