Alla scoperta delle stue
Ve ne sono in case canoniche – come quella di Vione – o in case signorili (due a Casa Panzerini a Cedegolo) e ancora in edifici pubblici e privati. Gli archivi conservano traccia di oltre 300 stue in Valle Camonica. Erano stanze rivestite di legno intarsiato o dipinto e riscaldate con stufe in cotto o in maiolica. Erano luoghi dove venivano stipulati contratti o atti notarili, luoghi di socializzazione e di incontro. Le prime tracce risalgono al 1500. Ne sarebbero rimaste una cinquantina. La storia di 36 è narrata in un volume presentato in questi giorni a casa Panzerini, una ricerca curata da Alberto Bianchi, Patrizia Iorio, Attilio Cristini e voluta dalla Comunità Montana di Valle Camonica. Purtroppo molte sono andate perse, sono state smontate e distrutte. Per fortuna molte altre sono sopravvisute anche alle ristrutturazioni. I documenti raccolti testimoniano la presenza di stue in tutta la Valle, maggiormente in alta Valle Camonica. Le stanze avevano una superficie di circa 20 metri quadrati, la più grande è quella di palazzo Martinengo di Malonno, di 35 metri quadrati. Ma le stue non erano solo uno spazio di rappresentanza e le stanze riscaldate della casa, erano anche dei veri e proprio manufatti artistici, vere e proprie architetture. E in un certo senso erano la versione signorile dell'utilizzo che i contadini facevano della stalla e del balarol l'angolo dove la sera ci si trovava a pregare, a chiacchierare, a scaldarsi. Le stue, come detto, si trovano infatti in case e palazzi signorili. La pubblicazione del volume intende riportare l'attenzione su questa tradizione camuna. Oltre alla presentazione del libro la mattinata del 21marzo ha visto anche una visita guidata alle due stue di Casa Panzerini e il monologo teatrale Lo specchiere, di Pierfrancesco Franzoni, portato in scena per la seconda volta da Antonello Scarsi.
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