Venerdì Santo: i riti in Valle Seriana
Nei paesi della Valle Seriana in occasione del Venerdi Santo, vivono tradizioni secolari tramandate di generazione in generazione. Ne sono da esempio Vertova, Gromo e Gandino. A Vertova viene portata in processione la statua lignea settecentesca del Fantoni di Santa Maria Assunta, dove vengono presentati i simboli della Passione, dai chiodi alla lancia, dal sudario alla corona di spine. I «giudei» schiodano la statua, segue la processione per le vie del paese. Più di cento i volontari che ci lavorano – racconta Renato Anesa, presidente del Gruppo del Venerdì Santo –, tra ragazzi dell’oratorio, parrocchiani e gente che mette a disposizione il proprio tempo. Due sono gli elementi che caratterizzano la processione del Venerdì Santo a Gromo: le tenebre e la luce. Le tenebre, dovute al fatto che la pubblica illuminazione viene spenta quando inizia il sacro corteo, e una profonda oscurità domina su tutto a rappresentare la morte di Gesù in croce. La luce, dovuta all’accendersi, subito dopo, di centinaia di lumini posti sulle finestre delle case e dei fuochi: tremule fiammelle a simboleggiare la rinascita dell’uomo dovuta al Cristo che, resuscitando, ha dato all’uomo la possibilità di riscattarsi dal peccato originale. Anche quest’anno la processione muoverà i primi passi alle 21 dalla chiesa Parrocchiale. Aprirà il corteo un grande crocifisso secentesco seguito dai fedeli giunti anche dai paesi vicini e dal resto della Bergamasca. La statua del Cristo morto, opera scolpita nel XVII secolo dal rovettese Grazioso Fantoni Tra le usanze più antiche della zona spicca anche quella del «Talacimanno di Gandino». Una pratica, seguita anche a Cirano, Barzizza e Cazzano Sant’Andrea, che inizia subito dopo la Messa in Coena Domini del Giovedì Santo, quando le campane della basilica cessano di suonare fino alla Veglia del Sabato Santo e a Gandino spiega il campanaro Celestino Caccia per due giorni, i fedeli vengono richiamati dalla cima del campanile utilizzando la “tola”, una battola di legno che si percuote accompagnata dalle urla del “Talacimanno” (Fulvio Masinari), che annuncia le funzioni.
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