L'anfora di Algarco a Borno per i nonni

Da Pietrasanta a Boario, da Pisogne a Edolo ed ora a Borno. Continua il viaggio dell'anfora icona dell'arte dello sculture camuno Algarco (al secolo Alessandro Garatti). Quella che si può definire la sua opera per antonomasia, #A1Resistence, un'anfora in bronzo patinato su base in marmo nero, alta più di due metri e mezzo del peso di 300 chili, è arrivata in questi giorni sul sagrato della chiesa di Borno e farà bella mostra di se, svettando maestosa sulla piazza, con lo sfondo della chiesa parrocchiale e lo sguardo rivolto verso la montagna dove il verde dei prati e le fronde degli alberi custodiscono la cascina dei nonni. Borno, infatti, non è stato scelto a caso, è un paese a cui la famiglia di Algarco è molto legata. Qui ha vissuto sua mamma, Marianna, qui hanno vissuto e sono sepolti i nonni materni, Jole e Giuliano Comensoli. L'opera, simbolo della resistenza, della resilienza, simbolo della vita, dell'anima che deve restare intatta anche se tutto attorno si sgretola è nata a Pietrasanta dove oggi Algarco vive, nel paese degli scultori. E' stata prodotta nella fonderia d'arte Massimo del Chiaro ed è stata esposta la prima volta proprio in piazza Beccaria, prima di arrivare in Valle Camonica nel novembre del 2022 a Boario Terme e dove avrebbo dovuto restare solo qualche mese. Sono passati oltre tre anni, perchè quest'anfora ha affascinato tutti ed ha quindi cominciato il suo percorso, il suo viaggio che ha toccato, come detto Pisogne, quindi Edolo, per approdare infine a Borno. Se la presenza di quest'opera, assume in valore particolare per la Valle Camonica, che allo scultore ha dato i natali, lo è ancora di più a Borno perché con la sua opera Algarco vuole ringraziare e ricordare i nonni. La rappresentazione dell'anfora è la vita, la vita è affetti e famiglia. Questo antico contenitore rappresenta tutto questo ed altro ancora perché se un tempo le anfore custodivano beni vitali per l'uomo, possono anche essere anche custodi di tradizioni, sapienza, valori e affetti necessari all’uomo per nutrire l'anima, tanto quanto il cibo lo è per nutrire il corpo. Viaggiando dunque quest'opera porta con se tanti messaggi che l'artista ha pensato durante la sua realizzare, ma al tempo stesso rappresenterà per ognuno di quelli che la guarderanno qualcosa di particolare, perché ognuno secondo Algarco deve interpretare le opere a modo suo, a seconda del suo sentire, a seconda del momento perché tutto muta con il viaggio della vita e le esperienze ed è quello che ha fatto anche quest'opera mutando di colore perché esposta alla natura, portando con sè particelle che nel corso del suo viaggio le si sono depositate addosso. Cose belle e cose brutte, né più né meno che la vita. Passando dunque in questa piazza ognuno può guardare ed interpretare a modo suo quest'imponente bellezza che si fa umile al cospetto del creato. Impegnative le operazioni di trasporto ed installazione dell'opera a causa del suo peso e delle sue dimensioni. Tutto è stato seguito personalmente dall'artista che tiene alle sue opere come ad un figlio.

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