Tiene il manifatturiero bresciano
L’analisi dell’andamento del settore manifatturiero si avvale di un nuovo strumento di lettura: l’indice della capacità produttiva concepito dal Centro Studi di Confindustria Brescia. Elaborato a livello nazionale dal professor Riccardo Gallo, direttore dell’Osservatorio delle Imprese della Sapienza di Roma, e costruito su Dati ISTAT nazionali, tale indice ha travato nel bresciano la sua prima applicazione locale ed evidenzia l’impatto degli investimenti in impianti sulla capacità produttiva del sistema manifatturiero: cresce quando le imprese investono in nuovi impianti, e diminuisce in presenza di chiusure, mancati rinnovi o perdita di efficienza dovuta all’invecchiamento degli impianti stessi. Il nuovo strumento nasce dalla consapevolezza che, per analizzare con maggiore accuratezza il processo di trasformazione del sistema manifatturiero, sia necessario considerare una pluralità di variabili, tra cui valore aggiunto, occupazione, export e produzione industriale, ciascuna in grado di offrire una prospettiva diversa dello stesso fenomeno. A questi indicatori si affianca ora l’Indice della capacità produttiva che dimostra come negli ultimi venticinque anni la manifattura bresciana abbia mostrato una capacità di tenuta superiore rispetto al dato nazionale, pur all’interno di un contesto segnato da shock economici, transizioni industriali e crescenti tensioni geopolitiche. L’analisi storica consente inoltre di individuare chiaramente gli eventi macroeconomici che hanno inciso sul sistema produttivo. La crisi finanziaria del 2008 ha rappresentato uno shock profondo, determinando un crollo degli investimenti sia a livello nazionale sia locale. Una ripresa si osserva a partire dal 2016, con l’introduzione del Piano Nazionale Industria 4.0, che ha incentivato nuovi investimenti e sostenuto la crescita dell’indice. La pandemia ha causato una forte interruzione delle attività produttive, ma con effetti sulla capacità produttiva meno gravi rispetto alla crisi del 2008. Più recentemente, le tensioni geopolitiche — in particolare il conflitto russo-ucraino e le instabilità in Medio Oriente — hanno alimentato un clima di incertezza che frena le decisioni di investimento delle imprese. A differenza del dato nazionale, che mostra un nuovo indebolimento, la manifattura bresciana registra un lieve recupero, in linea con una dinamica lombarda complessivamente più performante. Lo scenario attuale appare quindi caratterizzato da luci e ombre: da un lato un tessuto produttivo locale più solido, dall’altro rischi rilevanti legati al contesto internazionale, ai possibili rincari energetici e a politiche industriali ancora non pienamente efficaci a livello nazionale ed europeo. “Per sostenere gli investimenti e rafforzare la capacità produttiva – che appare comunque in calo negli ultimi 25 anni – sarà fondamentale garantire un contesto favorevole, a partire da politiche industriali efficaci, certezza normativa e una visione europea più incisiva” – sottolinea Paolo Streparava presidente di Confindustria Brescia – “perché solo con una visione industriale di medio e lungo periodo da parte della politica, le nostre aziende possono pensare di continuare a programmare e investire.”
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