Annata a due velocità per il miele, in ripresa l'olio

Messaggio promozionale
Visita Inserzionista

Un’annata a due velocità per l’apicoltura bresciana. Dopo un 2025 particolarmente positivo, il 2026 ha registrato risultati soddisfacenti nella prima parte della stagione, seguiti da un forte rallentamento nei mesi estivi. Acacia, tiglio, castagno e millefiori di giugno hanno garantito buone produzioni, mentre i millefiori di luglio hanno subito riduzioni fino al 50% in alcune aree. La situazione più critica ha riguardato la melata, con cali compresi tra il 70 e l’80% e, in alcune zone, produzioni completamente azzerate. “L’apicoltura è uno degli ambiti agricoli in cui gli effetti della crisi climatica si manifestano con maggiore evidenza – spiega Laura Facchetti, presidente di Coldiretti Brescia. “Ad incidere sulla stagione sono stati soprattutto il caldo prolungato e la siccità, che hanno accelerato la sfioritura e ridotto la disponibilità di nettare.” Le condizioni climatiche hanno inoltre favorito lo sviluppo della varroa, principale parassita delle api, rendendo necessario anticipare i trattamenti sanitari. A fotografare l’andamento della stagione è Edoardo Mombelli, apicoltore di Quinzano d’Oglio e titolare dell’Azienda Agricola Mombelli, realtà familiare attiva da trent’anni ad oggi con oltre 250 alveari in produzione, dislocati tra la provincia di Brescia, il Cremonese, il Parmense e l’Oltrepò Pavese. La presenza degli alveari in territori differenti permette all’azienda di produrre diverse tipologie di miele, anche se la riduzione delle produzioni estive ha inciso anche sulle scorte necessarie per affrontare l’inverno. Resta infine centrale, ricorda Coldiretti, il tema della concorrenza del miele importato: “vendita diretta, tracciabilità e corretta informazione sull’origine – conclude la presidente Laura Facchetti - rappresentano strumenti fondamentali per valorizzare il miele italiano. Per quanto riguarda l'olio invece, dopo il crollo dell’80-90% registrato lo scorso anno, dagli oliveti arrivano segnali di ripresa e cresce l’ottimismo tra gli operatori. I numeri della campagna produttiva 2024 parlano di 7.308 tonnellate di olive molite, 689 mila chilogrammi di olio prodotto, 31 frantoi e 1.649 operatori olivicoli al lavoro. Dopo un 2025 drammatico, segnato da un calo produttivo tra l’80 e il 90%, l’olio bresciano prova quindi a ripartire. La raccolta 2026 prenderà il via dai primi giorni di ottobre e le prime ricognizioni di Coldiretti Brescia restituiscono un quadro ottimistico nonostante grandine, vento e fenomeni atmosferici localizzati abbiano colpito duramente alcuni oliveti. L’attenzione degli olivicoltori è ora concentrata soprattutto sulla mosca olearia: il suo andamento nelle prossime settimane sarà determinante per preservare quantità e qualità del raccolto. “Il clima tra gli olivicoltori è certamente più positivo rispetto a un anno fa – sottolinea Nadia Turelli, olivicoltrice di Sale Marasino e responsabile Donne Coldiretti Brescia e Lombardia. Uno scenario di ripresa che interessa più in generale anche la Lombardia, dove l’olivicoltura trova nelle aree lacustri e collinari le proprie principali zone di produzione e nel territorio bresciano il suo polo più importante.

Commenti

Nessun commento è stato ancora pubblicato.
Condividi la tua opinione qui sotto!

Lascia un commento

* Tutti i campi contrassegnati sono obbligatori