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LA LOMBARDIA SOLLECITA ROMA SU NIARDO

I danni causati dall'alluvione del Torrente Re a Niardo, Braone, Ceto e dintorni nella notte tra il 27 e 28 luglio ormai superano i 100 milioni di euro. Mentre per il pubblico non è difficile contabilizzarne l'ammontare, trattandosi su strutture e sottoservizi, per il privato è molto più complesso perché, oltre ai danni materiali, devono essere contabilizzati anche i danni derivanti dalle tante inagibilità, dalla impossiblità a svolgere attività artigianali, commerciali, agricole, industriali, professionali, senza calcolare i danni morali ed i tempi lunghi e difficoltosi del ritorno alla normalità, oltre alle ore lavorative perse. Ecco dunque la necessità di avere quanto prima la dichiarazione di “Stato di calamità” che Regione Lombardia ha avanzato nella mattinata di mercoledì 29 luglio al Governo centrale. Lo Stato di calamità entra nel grande capitolo dello Stato di emergenza che viene adottato dal Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio, quando si verificano eventi eccezionali che includono calamità naturali, come terremoti o inondazioni, o emergenze di carattere sanitario, come il Covid-19. Lo scopo di questo particolare stato è quella di garantire l’immediatezza degli interventi a salvaguardia della popolazione, quando si verificano calamità naturali o legate all’attività dell’uomo. Lo dice la legge istitutiva: a quasi un mese dall'alluvione del torrente Re, è ormai indispensabile che l'iter giunga a compimento. Regione Lombardia ha fatto fin qui quanto la norma prevede: ora dovrà continuare a fare pressioni politiche sul Governo perché si giunga rapidamente alla conclusione: Niardo ed i paesi vicini in questo ferragosto hanno sostituito alla sabbia del mare fango e massi del torrente da spalare dalle case e dalle vie. Ora vogliono ripartire e lo strumento per farlo esiste: deve solo essere applicato.
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