Incendio a Rogno: due condanne e un arresto
L’8 gennaio scorso il Tribunale di Bergamo ha condannato due persone ritenute responsabili, in concorso tra loro, dell’incendio doloso avvenuto il 18 novembre 2024 a Rogno. Il rogo aveva completamente distrutto un esercizio commerciale di via Nazionale. L'incendio, senza il tempestivo intervento di 3 squadre dei Vigili del Fuoco di Darfo Boario, avrebbe potuto mettere a rischio l’incolumità dei residenti nei piani superiori. Le complesse indagini, coordinate dalla Procura di Bergamo, condotte attraverso l’esame dei sistemi di videosorveglianza e l’acquisizione di informazioni, hanno consentito di effettuare una ricostruzione minuziosa dei fatti. Sono stati individuati l'autore materiale dell'incendio, la persona che gli ha fornito supporto logistico, nonché un 36enne residente a Pisogne, ritenuto il mandante. Quest'ultimo, secondo la ricostruzione dei Carabinieri della Compagnia di Clusone, dall’estero avrebbe ordinato e diretto l’azione per questioni legate a motivazioni personali e allo spaccio di stupefacenti. Il 13 maggio 2025 il Tribunale del Riesame di Brescia ha disposto la custodia cautelare in carcere per tutti e tre gli indagati, provvedimento confermato dalla Corte di Cassazione. Al successivo processo in Tribunale a Bergamo, però, il 36enne residente a Pisogne non aveva preso parte, in quanto già prima dell’incendio si era rifugiato all'estero. Il procedimento giudiziario è arrivato sentenza l’8 gennaio. Il Giudice ha condannato a 4 anni di reclusione la persona che ha fornito supporto logistico e a 5 anni e 6 mesi l'autore materiale, oltre al pagamento delle spese processuali e di custodia cautelare, l'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni, il risarcimento delle parti civili con una provvisionale 60 mila euro. Mentre il processo faceva il suo corso, le indagini condotte dai Carabinieri della Compagnia di Clusone, con la collaborazione dei colleghi della Compagnia di Breno, hanno consentito di localizzare il presunto mandante in Tunisia. Arrestato a Tunisi, è detenuto in attesa di estradizione in Italia, per essere a sua volta processato.
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