Biogas di Chiari: divieto di impresa per gli indagati
In seguito all’indagine dei carabinieri forestali e dell’Arpa di Brescia che nei mesi scorsi aveva portato al sequestro di un impianto di Biogas di Chiari che avrebbe mantenuto spento l’impianto di abbattimento dell’azoto, spandendo il digestato non trattato sui terreni agricoli di 8 comuni tra le province di Brescia e Bergamo, sono scattate ora le misure cautelari interdittive per gli indagati. Gli amministratori e i gestore della società non potranno esercitare attività di impresa e ricoprire uffici direttivi per 12 mesi. L’obiettivo del Gip è evitare che commettano altri reati ambientali. Quattro le persone raggiunte questo sabato dalle misure cautelari emesse dal Gip del Tribunale di Brescia e che dovranno rispondere in concorso, di traffico illecito di rifiuti, falso in atto pubblico, smaltimento illecito e impedimento al controllo. Secondo le accuse, l’azienda di biogas, chiamata a convertire gli scarti agricoli e reflui zootecnici e ad abbattere l’azoto del digestato nel rispetto della normativa nitrati, avrebbe mantenuto intenzionalmente inattivo l'impianto di abbattimento dell'azoto per azzerare i costi energetici e di gestione, superando così il limite annuo di 170 kg di azoto per ettaro previsto dalla direttiva nitrati, a tutela delle acque sotterranee. Oltre 209 mila metri cubi di rifiuti liquidi, digestato non trattato dal 2021 al 2024, con un carico inquinante di azoto fino al 400% oltre il limite, sarebbe stato gestito tramite false rendicontazioni e sparso su oltre 400 ettari di terreni in otto Comuni tra le province di Brescia e di Bergamo (Chiari, Urago d’Oglio, Pontoglio, Rudiano, Castelcovati, Palazzolo sull'Oglio, Coccaglio e Calcio). Si parla di oltre 209.000 mc di rifiuti liquidi, volume sufficiente a riempire 83 piscine olimpioniche o circa 7.000 autobotti. In alcuni casi, sarebbe stato persino sversato, di notte, direttamente nei canali irrigui. Nell’ambito dell’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, oltre al sequestro del sito, lo scorso 4 febbraio, è scattato anche il sequestro del profitto del reato, stimato in 1,2 mln di euro.
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