Il prete di Nembro che non abbandonò la sua gente

La comunità di Nembro si prepara alla beatificazione di padre Martino Capelli. Sacerdote dehoniano,, nato in paese, fu ucciso a soli 32 anni durante l’eccidio di Marzabotto. Una figura oggi riconosciuta dalla Chiesa come martire. “Una figura bellissima per tutta la sua esistenza donata ai parrocchiani di varie comunità sull'Appennino bolognese, condividendo con loro la sorte di una morte terribile, quella di essere stati uccisi dai nazisti a Pioppe di Salvaro il primo ottobre del 1944”, spiega l’arciprete di Nembro don Antonio Guarnieri. Ordinato sacerdote nel 1938, sognava le missioni. Venne invece destinato prima a Roma per gli studi biblici e poi all’insegnamento a Bologna. Con la guerra si trovò sull’Appennino, in un territorio segnato da scontri e rappresaglie. Qui scelse di restare accanto alla popolazione. “Lui e l'altro sacerdote con cui lavorava in questi paesi avrebbero avuto la possibilità di salvarsi. Hanno rifiutato”. Padre Martino Capelli e don Elia Comini vennero uccisi dalle SS insieme ad altri 44 prigionieri. Prima di morire il sacerdote bergamasco trovò la forza di un ultimo gesto. “Due testimoni che sono riusciti a salvarsi hanno visto padre Martino mitragliato che, poco prima di morire, si era quasi alzato per benedire i suoi parrocchiani”. Il corpo di padre Martino non è mai stato ritrovato. A Nembro il ricordo resta vivo tra la casa natale e il monumento nel cimitero. La beatificazione sarà il 27 settembre a Bologna. In preparazione, la parrocchia, insieme ai dehoniani di Albino, ha organizzato un pellegrinaggio sui luoghi del martirio e momenti di approfondimento.

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