Immigrazione e caporalato: tre arresti

La Guardia di Finanza di Rovato ha scoperto un'organizzazione criminale composta da 12 persone che attraverso quattro diverse società importava immigrati irregolari in Italia e li impiegava in lavori stagionali presso aziende agricole delle province di Brescia, Cremona, Piacenza, Milano e Lodi. A capo dell'organizzazione c'erano tre indiani ora posti agli arresti domiciliari e interdetti da ogni attività imprenditoriale per 12 mesi. L'indagine, coordinata dalla Procura di Brescia, è partita da un controllo amministrativo svolto con l'Ispettorato del Lavoro, durante il quale sarebbe stata scoperta un'organizzazione che, per ciascun indiano che richiedeva il permesso di soggiorno in Italia, dichiarava l'esistenza di un'offerta di lavoro e di un alloggio adeguato, così da bypassare le norme del Decreto Flussi, e rilasciava dichiarazioni false inerenti al monte ore di lavoro accumulato per convertire il permesso di soggiorno da stagionale a termine, attraverso giornate di lavoro segnate in busta paga ma non effettivamente lavorate. Tutto questo, grazie alla collaborazione di numerose imprese agricole delle province di Brescia, Milano, Cremona e Piacenza, che avrebbero assunto gli stranieri solo formalmente, a fronte di un rimborso. In questo modo il sodalizio, tra il 2018 e il 2024, sarebbe riuscito ad ottenere l’ingresso in Italia di 1.364 stranieri, attività che avrebbero fruttato oltre 19,2 milioni di Euro di profitto illecito, di cui è stato disposto il sequestro. In sostanza, secondo le accuse, l'organizzazione fingeva di aver bisogno di operai e chiedeva i visti d'ingresso, ma i lavoratori, una volta arrivati in Italia, venivano costretti a pagare cifre altissime, circa 13 mila euro per il rilascio del permesso si soggiorno e circa 7 mila per ottenere la conversione dei contratti da stagionali a termine, e finivano per lavorare in nero, in condizioni di sfruttamento, o essere prestati illegalmente ad altre ditte tramite contratti d'appalto falsi. Di conseguenza, tra le accuse, c'è anche quella di emissione di fatture false il cui ammontare, dal 2019 al 2024, corrisponderebbe ad oltre 18 milioni di euro con un’IVA pari ad oltre 3 milioni. I rappresentanti legali delle 12 società e aziende agricole coinvolte sono stati denunciati.

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