Meno acqua dalla neve
Poca neve in montagna, meno acqua disponibile per l’estate. L’equazione non fa una piega. I dati di Arpa Lombardia a cura del Centro regionale neve e valanghe di Bromio confermano quello che si temeva. La poca neve caduta tra l’inverno e la primavera unita a uno strato meno compatto fanno registrare valori del cosiddetto “equivalente in acqua del manto nevoso” nettamente inferiori rispetto alla media degli ultimi dieci anni. Si va dal 30 al 60% in meno. Anche i dati dei ghiacciai lombardi non sono rassicuranti: la quantità di neve accumulata è inferiore del 39% rispetto alla media dell’ultimo decennio. Del resto, le nevicate più consistenti si sono concentrate in pochi episodi tra novembre e marzo, separati da lunghi periodi quasi senza precipitazioni. Anche la primavera ha portato poca neve e le temperature, spesso superiori alla media, ne hanno accelerato lo scioglimento. Durante l'inverno e la primavera la neve è rimasta generalmente leggera e poco compatta. Le temperature rigide registrate tra fine dicembre e inizio gennaio hanno favorito la formazione di cristalli di neve grandi e poco legati tra loro. Di conseguenza il manto nevoso è risultato meno denso del normale, con una minore capacità di immagazzinare acqua. La quantità è risultata inferiore al normale, come confermano anche le misurazioni effettuate sui ghiacciai in primavera. Questo potrebbe ridurre la disponibilità di acqua durante l’estate.
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