Latitante arrestato della GDF di Bergamo

È stato arrestato a Manchester un latitante ricercato nell’ambito di una vasta indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Bergamo e condotta dalla Guardia di Finanza su un’organizzazione criminale italo-albanese accusata di traffico di droga, furti e rapine in villa, sfruttamento della prostituzione e altri gravi reati. L’uomo si era sottratto alla cattura nel maggio 2025, quando i finanzieri orobici avevano eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Bergamo nei confronti di diversi componenti del gruppo criminale. Il sodalizio, secondo gli investigatori, era stbilmente radicata nella provincia bergamasca e operava anche in altre regioni italiane, tra cui Emilia-Romagna, Toscana, Lazio e Calabria. Dopo la fuga dell’indagato, la Procura di Bergamo aveva ottenuto nei suoi confronti un mandato d’arresto europeo. Le successive attività investigative del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bergamo hanno consentito di localizzare il ricercato nel Regno Unito, dove si sarebbe nascosto per evitare l’arresto. Grazie alla collaborazione internazionale tra le autorità italiane e britanniche, gli investigatori hanno raccolto elementi utili a confermare la sua presenza a Manchester. Nei giorni scorsi, i reparti speciali della polizia inglese hanno fatto irruzione nell’abitazione in cui si trovava il latitante, procedendo al suo arresto. Attualmente l’uomo è detenuto in una struttura carceraria britannica, in attesa delle procedure di estradizione verso l’Italia. L’arresto rappresenta l’ultimo sviluppo di un’indagine che aveva già portato all’arresto di 12 persone e al sequestro preventivo di beni per un valore complessivo di circa 1,2 milioni di euro. Nel corso delle operazioni erano stati inoltre sequestrati circa 500 mila euro in contanti, nascosti in vani ricavati all’interno di autovetture utilizzate dagli indagati, oltre a circa 25 chilogrammi di cocaina e hashish. Tra i beni sottoposti a sequestro figura anche un Mercedes Limousine allestito in versione Vip, del valore di circa 200 mila euro, che secondo gli investigatori sarebbe stato impiegato dall’organizzazione per attività legate allo sfruttamento della prostituzione.

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