In vetta per ricordare Sperandio
Era un vecchio ricovero per pastori, decadente ed abbandonato, ad oltre 2 mila metri di quota, quando 50 anni fa, per la precisione 52, quattro amici, Davide, Domenico, Sergio e Walter, decisero di di trasformarlo in un bivacco, un luogo accogliente e riparo per chi si avventura sulle vette della Val Salimmo in alta Valle Camonica. Lo dedicarono a Sperandio Zani detto Spera, provetto alpinista di Temù che combatte sulle montagne di casa durante la Guerra Bianca in Adamello, membro delle leggendarie pattuglie di sciatori del capitano Attilio Calvi, partecipò nel 1917 alla presa del Corno di Cavento, della Cresta Maroccaro, del passo e di Cima Presena. Nel dopoguerra lavorò all'Enel e poi nella Forestale, compì numerose imprese alpinistiche e fu fondatore della sezione ANA di Valle Camonica nel 1929, successivamente ideatore, insieme ad altri, del Pellegrinaggio in Adamello e fondatore del Museo della Guerra Bianca di Temù. Ogni anno gli amici tornano in quota, al bivacco Spera per ricordarlo. Per una serie di ragioni non è stato possibile festeggiare nel 2024 i 50 anni dalla sua creazione e così questa importante ricorrenza è stata celebrata nelle scorse settimane con una messa in quota, proprio fuori dal bivacco, insieme ai quattro amici che lo hanno realizzato e che si occupano, insieme ad altri volontari della sua manutenzione. C'erano tanti amanti della montagna per ricordare Sperandio e le sue imprese. La messa è stata celebrata dal cappellano militare don Claudio Sarotti che ha ricordato il grande gesto di Davide Domenico Sergio e Walter di recuperare questo manufatto e dedicarlo a Sperandio, seguendo quelle che sono le leggi e gli insegnamenti della montagna. I quattro amici hanno lavorato duro per dare vita al bivacco, un luogo che accoglie, tutti, senza chiedere nulla se non la condivisione ed il rispetto. Se molti di coloro che erano presenti già lo fanno, non altrettanto molti di coloro che oggi frequentano la montagna poiché purtroppo, al loro arrivo al bivacco gli amici di Sperandio hanno trovato una brutta sorpresa: sono infatti stati trafugati la madonnina in bronzo, il cippo in ricordo di Sperandio Zani, la targa dedicata a don Luigi Franzoni e il libro delle firme.
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