Lavoro: madri ancora le più penalizzate
Sono ancora le lavoratrici madri a pagare il prezzo più alto della difficile conciliazione tra vita familiare e lavoro. È quanto emerge dai dati sulle dimissioni e risoluzioni consensuali di lavoratrici madri e lavoratori padri relativi al 2025, presentati a Palazzo Lombardia nel corso di un convegno promosso dalla Consigliera di Parità regionale, Anna Maria Gandolfi. A livello nazionale nel 2025 sono stati registrati 59.770 dimissioni. Le lavoratrici madri rappresentano il 68% del totale, con 40.628 dimissioni, mentre i lavoratori padri sono il 32%, pari a 19.142 casi, in aumento del 3,4% rispetto al 2024. La Lombardia si conferma la regione con il numero più elevato di dimissioni: 13.114 dimissioni, 8.542 riguardano lavoratrici madri e 4.572 lavoratori padri. L'analisi evidenzia che tra le madri le principali motivazioni restano le difficoltà legate ai servizi per l'infanzia e alla conciliazione famiglia-lavoro (46,4%), seguite dai problemi organizzativi e dalla scarsa flessibilità aziendale (32,6%). Per i padri, invece, la causa prevalente è il passaggio a un'altra azienda (62,3%), alla ricerca di migliori condizioni economiche e di un'organizzazione del lavoro più sostenibile. Nel corso del 2025 sono inoltre state respinte 1.648 richieste di trasformazione del rapporto di lavoro in part-time o di maggiore flessibilità; il 91,4% delle domande respinte era stato presentato da lavoratrici madri. L'approfondimento dedicato all'area metropolitana di Milano e alle province di Brescia e Bergamo mostra significative differenze territoriali: nel Milanese prevalgono le dimissioni dovute alla carenza di servizi e alle difficoltà di conciliazione, mentre a Brescia emerge con maggiore forza il tema della rigidità organizzativa delle imprese. A Bergamo, invece, resta più marcato il peso della mancanza di servizi di supporto alla genitorialità.
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