Cento plessi scolastici in meno

L’inverno demografico sta ridisegnando anche la geografia della scuola lombarda. In quattro anni il numero complessivo degli istituti è sceso da 5.467 a 5.367, con 100 scuole in meno. Un dato che fotografa il progressivo calo della popolazione in età scolastica e le conseguenti scelte di dimensionamento della rete. A pagare il prezzo più alto sono state soprattutto le scuole secondarie di primo grado: con una riduzione di 84 istituti. In calo anche le primarie, da 2.188 a 2.170. Il numero delle scuole dell’infanzia è rimasto sostanzialmente stabile, mentre le superiori hanno registrato un lieve incremento, con due istituti in più. In Lombardia gli iscritti, dall’infanzia alle superiori, hanno subito una diminuzione pari a 74.712 alunni. La contrazione demografica si riflette in modo diverso nelle province. Milano e Mantova hanno registrato la riduzione più significativa delle scuole medie, con 35 plessi in meno complessivamente. In controtendenza Brescia e Bergamo, che hanno visto aumentare le scuole superiori, mentre Brescia e Como hanno registrato una crescita nell’infanzia e Cremona ha guadagnato due primarie. Il calo delle nascite, partito dalla scuola dell’infanzia, sta dunque risalendo progressivamente lungo i diversi gradi dell’istruzione. Meno studenti significa meno classi, accorpamenti e, in alcuni casi, chiusure di plessi. Una razionalizzazione che consente di contenere la spesa pubblica, ma che nei piccoli Comuni può avere conseguenze concrete sulla vita delle famiglie. Quando una scuola chiude, infatti, gli studenti devono spesso spostarsi nei centri vicini. Cambiano così trasporti, tempi di percorrenza e organizzazione familiare, con un impatto particolarmente significativo nei territori più periferici.

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