Indagine enti di formazione: due ai domiciliari

Sono tre le misure cautelari eseguite nell’ambito dell’indagine condotta dalla Procura di Bergamo sulla gestione di enti attivi nel settore della formazione professionale in Lombardia che vede, al momento, 27 persone iscritte nel registro degli indagati. Il Giudice per le indagini preliminari ha disposto gli arresti domiciliari per due di loro, una coppia di bergamaschi. Divieto temporaneo di ricoprire incarichi direttivi in persone giuridiche e imprese, invece, per una donna che, secondo la Procura, si sarebbe prestata in più occasioni come prestanome. L’inchiesta riguarda fondazioni, consorzi, società cooperative e società di capitali attive nella formazione professionale. Secondo l’accusa, attraverso un sistema di vasi comunicanti le risorse pubbliche destinate agli enti di formazione sarebbero state dirottate ad alcune società di capitali riconducibili ai principali indagati. Il tutto, sempre secondo la Procura, grazie a complesse movimentazioni finanziarie, prestiti incrociati e fatturazione di prestazioni e consulenze relative ad attività mai svolte o sovrastimate. Secondo la Procura, il funzionamento del sistema sarebbe stato garantito da una rete di collaboratori e prestanome. Questi ultimi avrebbero anche consentito di schermare le responsabilità dei due principali indagati. I reati contestati spaziano dal peculato, alla truffa ai danni dello Stato, fino al falso in atto pubblico, in relazione a una parallela attività di accoglienza migranti. Contestata anche la bancarotta fraudolenta. Secondo la Procura, il profitto finora accertato supera i quattro milioni di euro. Nei giorni scorsi un decreto del Gip ha disposto il sequestro di denaro e altre utilità dei due principali indagati per 3 milioni e 94 mila euro. Al momento risultano sequestrati liquidità, quote sociali e immobili per un valore stimato di 2 milioni e 960 mila euro.

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