Pfas e Pfos: i monitoraggi di Arpa
Come ogni anno Arpa Lombardia traccia il bilancio della presenza rilevata nel corso dell’anno di PFAS nelle acque, ovvero di quei composti chimici sintetici la cui presenza nell’ambiente è stata riconosciuta solo negli ultimi decenni. Si tratta di composti caratterizzati da stabilità chimica e termica, oltre che da proprietà idrorepellenti, che li hanno resi utili e molto diffusi in numerosi settori industriali sin dagli anni 50. Vengono impiegati in trattamenti di rivestimento per contenitori alimentari, in tessuti antimacchia e impermeabili, in vernici, schiume antincendio, imballaggi, mobili, e anche in biocidi e prodotti fitosanitari. Vi è poi il PFOS (acido perfluoroottansolfonico), sostanza appartenente al gruppo dei PFAS, soggetto a restrizioni in Europa da diversi anni, dal 2009 incluso nella Convenzione internazionale di Stoccolma e oggi ne è stato eliminato l’uso nei processi produttivi. Arpa controlla quindi fiumi, laghi, scarichi e acque sottorranee, per verificare che i livelli di tali composti sia entro i limiti stabiliti dalla legge. Dal 2017 al 2024 sono stati eseguiti più di 4.600 campionamenti e oltre 220 campagne di indagine, per un totale di oltre 70 mila analisi su tutto il territorio regionale. I monitoraggi, condotti dal Dipartimento Regionale Prestazioni Analitiche di Arpa Lombardia presso le sedi di Milano Niguarda e Brescia.confermano la presenza di PFAS entro i limiti mentre in alcuni casi a superare i limiti, in alcuni casi isolati, è la presenza di PFOS nelle acque sotterranee. In linea con gli anni scorsi, i risultati confermano la presenza in tracce di diverse sostanze perfluoroalchiliche senza superamenti dei limiti normativi, fatta eccezione per il PFOS, per il quale in alcuni corpi idrici superficiali si registra il superamento del valore medio annuo, pur rimanendo al di sotto del limite massimo previsto dalla normativa.
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