Benessere animale: serve più formazione
Il Regolamento Europeo relativo al benessere di cani e gatti e alla loro tracciabilità rappresenta un passo avanti storico, atteso da decenni, necessario per armonizzare la tutela di cani e gatti in tutta l’Unione, ma le associazioni come Anci e Enci sottolineano la necessità di partire da un cambiamento culturale: è necessario abbandonare la logica del “possesso” per abbracciare quella della convivenza “responsabile. Se ne è parlato nella conferenza stampa che l’8 aprile si è svolta al Parlamento europeo su invito dell'Europarlamentare Isabella Tovaglieri. Molti gli interventi, quelli politici del senatore Manfredi Potenti e del consigliere regionale Riccardo Pase, e quelli tecnici del presidente della FCI Tamàs Jakkel, del presidente dell’Enci Dino Muto, di Fabio Minelli e Elisa Cezza esperti di benessere animali dell’Anci Lombardia e del veterinario Fabio Maffioletti. In sostanza, bisogna partire dalle basi: la formazione dei proprietari perché il benessere animale non si misura solo nei metri obbligatori per box o recinti, ma nella relazione cani e animali. Perchè se i canili sono pieni, gravando pesantemente sui bilanci dei Comuni, è perché molti padroni abbandonano cani il cui comportamento non risponde alle loro attese. Il nuovo regolamento europeo si concentra su spazio vitale, arricchimento ambientale, interazione sociale, illuminazione, ventilazione, temperatura dei rifugi/stabilimenti- per cani, ma non agisce sulla cultura della convivenza. Si limita, in sostanza, a tutelare l'animale dentro le mura della struttura, ignorando ciò che accade una volta varcata la soglia di casa. L’Italia per prima ha abolito l’eutanasia come metodo di controllo del randagismo ma il canile si è così trasformato da passaggio temporaneo ad ammortizzatore sociale dell’irresponsabilità privata. Al sud il fenomeno del randagismo è ancora marcato e continua lo spostamento massivo di cani verso i Rifugi del Nord. A riempire i canili sono cani impegnativi: molossoidi, terrier di tipo bull, cani da lavoro, ovvero animali che possiedono motivazioni etologiche specifiche e complesse, che il cittadino medio spesso non è in grado di gestire. Gli abbandoni, le rinunce di proprietà e le morsicature dipendono da questo. Per questo il "modello italiano", con la proposte di legge al Parlamento avanzata da Regione Lombardia, va nella direzione giusta: introduce una SAVE-LIST, di “cani da salvare dall’incapacità di chi ne acquisisce la proprietà senza averne una adeguata conoscenza e preparazione a gestirli”, introduce lo stop alla riproduzione indiscriminata attraverso le cucciolate casalinghe deregolamentate e introduce il divieto di vendita e cessione er specifiche tipologie di cani oltre alla formazione dei proprietari sia teorica, attraverso il patentino, sia pratica.
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