Al processo contro Soncin

La prima udienza del processo contro Gianluca Soncin, accusato del femminicidio di Pamela Genini, si è aperta in un clima di forte tensione emotiva. La madre della vittima, Una Smirnova, vedendo per la prima volta l’uomo accusato di aver ucciso la figlia con 79 coltellate nell’ottobre scorso a Milano, ha reagito con un grido di rabbia e un pianto disperato. Pamela, 29 anni, sarebbe stata uccisa dall’ex compagno, incapace di accettare la fine della loro relazione. Durante l’udienza, la Corte d’assise di Milano ha ammesso come parti civili la madre, il padre e i fratelli della giovane, mentre ha respinto la richiesta di partecipazione di due associazioni e di Francesco Dolci, ex compagno della vittima, attualmente indagato a Bergamo per la profanazione della salma di Pamela. Secondo i giudici, il rapporto sentimentale tra Dolci e la ragazza non era abbastanza stabile da giustificare la costituzione di parte civile. La Corte ha inoltre impedito l’ingresso delle telecamere in aula per evitare una spettacolarizzazione mediatica del processo. La difesa di Soncin ha chiesto nuove perizie medico-legali e l’analisi dei dispositivi elettronici della vittima, contestando alcune aggravanti come la premeditazione e la crudeltà. Particolarmente significativo è stato l’intervento dell’avvocato della famiglia Genini, che ha sostenuto come Pamela avrebbe potuto essere salvata. La donna, infatti, aveva già chiesto aiuto più volte alle autorità, segnalando situazioni di paura e pericolo, ma secondo il legale le istituzioni non avrebbero collaborato adeguatamente per proteggerla. L’avvocato ha denunciato un grave ritardo culturale nella gestione dei casi di violenza sulle donne, sottolineando come molte vittime non riescano a denunciare a causa della paura e dello stato di isolamento psicologico in cui vivono. La prossima udienza è fissata per il 13 luglio, quando inizieranno le testimonianze richieste dalla Procura di Milano.

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