Sul Montozzo per fare memoria

Fra l'estate e l'autunno del 1915 la conca del Montozzo fu teatro di sanguinose battaglie. Poi questa parte di fronte visse un periodo di relativa tranquillità. Fino al 13 giugno 1918 – quando gli austriaci tentarono - senza successo – l'offensiva "valanga", che avrebbe dovuto rompere lo sbarramento del Monte Tonale; e fino a quando partirono le azioni che interessarono tutto il fronte dell'Adamello e portarono alla riconquista definitiva del torrione dell'Albiolo. Oggi nella conca del Montozzo si respira pace, la caserma è un rifugio, le trincee, i camminamenti, le baracche sono un museo a cielo aperto a cui si affianca quello realizzato in una delle baracche che raccoglie cimeli ed è dedicato a Gianni De Giuli storico presidente dell'ANA camuna nipote di Attilio Calvi che qui fu di stanza insieme a Cesare Battisti e ad Angelino Bozzi che ha dato il nome al rifugio. Da ormai 19 anni le penne nere camune hanno eletto questo luogo per il raduno sezionale dopo che negli anni '90 alpini in congedo e in armi completarono il lavoro di recupero dei manufatti di guerra e dopo che l'artista Trentino, Guglielmo Bertarelli El Duca, camuno di adozione, vi realizzò l'area sacra con le sue sculture. Anche questo fine settimana gli alpini sono tornati al Montozzo per fare memoria. Oggi i custodi di questo grande patrimonio sono gli alpini di Pezzo. Del fare memoria degli alpini attraverso l'impegno quotidiano per gli altri, per la comunità, per la pace, ha detto anche don Claudio Sarotti cappellano militare che ha celebrato la messa seguita agli interventi ufficiali. Erano presenti molte penne nere camune arrivate fin quassu anche a piedi. Gli onori ai caduti, dopo l'alzabandiera, sono stati, insieme alla messa, il momento più toccante della giornata. Gagliardetti e labari sono arrivati da tutta la Valle Camonica dalla provincia di Brescia e non solo. Gli alpini, composti, hanno pregato insieme portando ognuno dentro il proprio cuore qualche momento particolare, qualche ricordo lontano, mentre le penne dei loro cappelli svettavano, insieme al tricolore, contro l'azzurro del cielo.

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