Giudizio immediato per la morte di Valentina Sarto

Sarà la Corte d'Assise a giudicare Vincenzo Dongellini, il 49enne accusato del femminicidio della moglie Valentina Sarto, 41 anni, uccisa con 19 coltellate nella notte del 18 marzo nell'appartamento di via Pescaria, a Bergamo. La prima udienza è stata fissata per il 15 settembre. La decisione è arrivata al termine dell'udienza preliminare davanti al giudice Giovanni Garufi, che ha accolto la richiesta del pubblico ministero Emanuele Mele, titolare dell'inchiesta, di procedere con il giudizio immediato. La difesa, rappresentata dall'avvocato Stefania Battistelli, aveva chiesto di celebrare il processo con rito abbreviato, subordinando la richiesta allo svolgimento di una perizia psichiatrica sull'imputato, attualmente detenuto nel carcere di Monza. Il giudice ha però respinto l'istanza, rilevando che sia l'accusa di femminicidio – introdotta dalla nuova normativa – sia quella di omicidio aggravato dai maltrattamenti prevedono come pena l'ergastolo. La difesa aveva inoltre sollevato una questione di legittimità costituzionale. Quello di Dongellini è uno dei primi procedimenti nei quali viene contestato il nuovo reato di femminicidio, aggravato dai precedenti maltrattamenti, contestazione che espone l'imputato al rischio della pena dell'ergastolo. Momenti di forte commozione si sono vissuti durante l'udienza. Lia Ventura, madre di Valentina, ha lasciato l'aula sopraffatta dall'emozione, accompagnata da uno dei figli. Al termine dell'udienza, all'esterno del tribunale, affiancata dal proprio legale, l'avvocato Mirabile, ha affidato ai giornalisti il suo dolore: «Il ricordo di mia figlia resterà per sempre. Io ero la sua forza e lei era la mia. Mi manca un pezzo del cuore. Quando lui è entrato in aula ho abbassato lo sguardo per non vederlo. L'ho incrociato per un attimo: aveva un'espressione serena, quasi un sorriso, come se non fosse successo nulla. Mi auguro che venga condannato all'ergastolo». Accanto alla madre erano presenti anche il compagno di Valentina e il fratello della vittima, assistiti come parti civili dall'avvocato Montresor. Il giudice ha inoltre ammesso come parte civile la Fondazione Tina Lagostena Bassi, rappresentata in udienza dall'avvocato Micheletti, da anni impegnata nella tutela dei diritti delle donne e nel contrasto alla violenza di genere.

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