Cresce il manifatturiero bresciano

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Nel 2° trimestre dell’anno l’attività produttiva nel settore manifatturiero bresciano ha registrato un incremento (+2,1%) sullo stesso periodo del 2025 (tendenziale). L’industria locale conferma quindi i buoni segnali emersi nelle rilevazioni precedenti e certifica la tenuta di fronte alle forti tensioni geopolitiche che caratterizzano l’attuale scenario globale. A evidenziarlo è l’indagine congiunturale del Centro Studi di Confindustria Brescia sui dati relativi al periodo aprile-giugno 2026. “I dati del secondo trimestre confermano una capacità di tenuta del Made in Brescia tutt'altro che scontata, alla luce delle forti tensioni geopolitiche che da mesi caratterizzano lo scenario internazionale – commenta Paolo Streparava, presidente di Confindustria Brescia –. Pur in un contesto ancora positivo, emerge però un rallentamento rispetto ai trimestri precedenti, su cui si innesta anche il rialzo delle materie prime, che incide inevitabilmente sulle marginalità delle imprese. In generale, l’andamento complessivo del Made in Brescia riflette un progressivo ritorno alla normalità dei processi produttivi, dopo una fase in cui il clima di incertezza aveva spinto molte imprese ad anticipare produzione e approvvigionamenti. L'industria bresciana continua, comunque, a muoversi in sintonia con un quadro internazionale favorevole.” Il settore del legno e minerali non metalliferi cresce del 5,8%, quello metallurgico del 3,5%, del sistema moda del 2,4%. Allo stesso tempo, chimico, gomma e plastica dell'1,9% e quello meccanico dello0.8%. L’alimentare si caratterizza, invece, per una modesta flessione (-0,6%). Come già rilevato nel primo trimestre del 2026, il conflitto in Medio Oriente ha determinato una nuova fiammata dei costi di acquisto delle materie prime e dei semilavorati industriali registrati in crescita dal 62% delle imprese, e riporta le lancette dell’orologio al secondo semestre del 2022. I prezzi di vendita dei prodotti finiti sono stati rivisti al rialzo dal 32% degli operatori, per un aumento complessivo del 2,0%. Anche nel trimestre primaverile, la debole domanda proveniente dai mercati domestici e internazionali è stata indicata come il principale fattore di freno alla produzione. L’utilizzo della Cassa Integrazione Guadagni ha complessivamente interessato l’11% delle imprese industriali del territorio. Non c'è quindi un ricorso importante agli ammortizzatori sociali.

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