Appello a Palazzo Chigi per lo Stato di emergenza

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Appello al Governo del consigliere regionale e presidente della Commissione Bilancio Davide Caparini. «Sono ormai trascorsi 33 giorni da quando a Sonico e a Vione ci sono oltre un milione di metri cubi di detriti da sgomberare – afferma -: senza Roma, la prossima colata è un disastro annunciato». Da qui la richiesta alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di deliberare il prima possibile lo stato di emergenza. «A Sonico c’è un milione di metri cubi di materiale da spostare – sottolinea Caparini -. Non un cumulo, una montagna. Senza stato di emergenza e senza i fondi che solo lo Stato può sbloccare, quel materiale sta lì a bordo strada e in alveo. Se scendesse un’altra colata — e non è un’ipotesi ma uno scenario tanto infausto quanto probabile alla prima precipitazione intensa in quota — sarebbe un disastro. Case, Statale 42, ferrovia, collegamento con Rino, accesso all’alta Valle: tutto di nuovo sotto i detriti». «Lo stesso vale per Vione – prosegue il consigliere regionale -. Il 20 agosto il torrente Vallaro è uscito dagli argini alle spalle di Stadolina: fango e detriti in fondovalle, abitazioni allagate, circa settanta persone evacuate tra residenti e turisti. Anche lì il materiale è rimasto. Anche lì una nuova piena troverebbe l’alveo già carico». Regione Lombardia, nel frattempo, ha stanziato i soldi necessari per il ponte provvisorio per ricollegare Rino a Sonico. Il sistema di monitoraggio è stato ricostruito ed è in corso l'integrazione con Anas e Ferrovie dello Stato. «Il Comune, la Protezione civile, le imprese, Anas: nessuno è fermo. Chi ancora si sta facendo aspettare è Palazzo Chigi», incalza Caparini. «Il presidente Fontana ha chiesto lo stato di emergenza nazionale il 21 agosto. La lettera formale alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro per la Protezione civile Nello Musumeci è del 24 agosto. È passato un mese. Il materiale è ancora lì. Ogni giorno che passa senza delibera è un giorno in cui la Valle Camonica resta esposta a un secondo evento con l’alveo già rialzato di metri e le briglie intasate». Caprini spiega infine che lo stato di emergenza è «lo strumento che consente di spostare gli inerti in deroga, aprire i siti di conferimento, superare i tempi da appalto ordinario, mettere i mezzi dove servono e coprire i 45 milioni stimati solo per Sonico».

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