Bortolotti, confermati 10 anni per la morte dei due figli

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La Corte d’assise d’appello di Brescia ha confermato la sentenza di primo grado per Monia Bortolotti, oggi trentenne. La donna è stata assolta perché il fatto non sussiste per la morte della primogenita Alice, quattro mesi, mentre per la morte del piccolo Mattia, due anni, è stata riconosciuta incapace di intendere e di volere al momento del delitto. Le valutazioni psichiatriche hanno inoltre confermato la pericolosità sociale, motivo per cui Bortolotti resterà per i prossimi dieci anni nella Rems di Castiglione delle Stiviere, dove è stata trasferita nell’estate 2024. Per i periti, la donna soffre di un grave disturbo depressivo con caratteristiche psicotiche, legato anche ai traumi subiti nell’infanzia. La Corte d’assise di Bergamo aveva ritenuto sufficienti queste conclusioni, respingendo la richiesta dell’accusa di una nuova perizia. Sul caso di Mattia, i giudici hanno invece condiviso la ricostruzione dell’accusa: il bambino sanissimo, fu ucciso dalla madre, che lo strinse a sé fino a soffocarlo e poi attese quasi un’ora prima di chiamare i soccorsi. «È impensabile che non si fosse avveduta della gravità delle condizioni in cui versava il figlio, equivocando il crollo del battito con una sorta di torpore da sonno. La donna nega e la sua difesa ha insistito sulla salute precaria di Mattia, «un neonato patologico» con difficoltà di deglutizione, per cui sarebbe morto per un reflusso che avrebbe causato una forma di laringospasmo. Una tesi alternativa che evidentemente non ha insinuato dubbi nemmeno nei giudici bresciani.

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