Vino italiano fra dazi e guerre

Una grande bottiglia avvolta da catene spezzate, è questo il simbolo scelto da Coldiretti per il Vinitaly 2026. Il comparto vitivinicolo, lo ha detto il presidente Prandini rimane un pilastro del “Made in Italy", ma burocrazia, dazi ed etichette allarmistiche ne frenano la crescita. Liberare il vino da queste catene farebbe recuperare 1 miliardo e 600 milioni di euro che le aziende vitivinicole italiane potrebbero investire sulla qualità, sull’innovazione, sull’enoturismo e sulla promozione nei mercati internazionali. Le grandi incertezze generate dai dazi di Trump hanno ulteriormente complicato il mercato negli Stati Uniti che sono il primo sbocco di riferimento. È un mercato che non si può perdere  e proprio per questo Coldiretti sarà a New York a giugno per la promozione anche del vino. Il settore vitivinicolo italiano oggi ha un fatturato di circa 14 miliardi di euro, 241 mila imprese attive su 681 mila ettari e una forte vocazione alla qualità, con il 78% della superficie dedicata alle Indicazioni Geografiche. Sul fronte internazionale gli Stati Uniti rappresentano circa il 23% dell'export. I dai hanno penalizzato le vendite calate del 9% nel 2025, con flessioni delo 35% e del 21% a gennaio e febbraio 2026. Il vino è stato al centro anche di un flash mob dei giovani della Coldiretti al Vinitaly; era presente anche il Commissario Europeo all’Agricoltura Christophe Hansen, a Casa Coldiretti per un confronto sulle urgenze e le sfide dell’agricoltura italiana ed europea con il presidente Ettore Prandini e il segretario generale Vincenzo Gesmundo.

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